Tintoretto
La critica ottocentesca ha spesso sentito l’esigenza di scavare a fondo, oltre che nelle opere e nel modo di dipingere degli artisti del passato,...
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La critica ottocentesca ha spesso sentito l’esigenza di scavare a fondo, oltre che nelle opere e nel modo di dipingere degli artisti del passato, anche nelle loro vicende umane, con lo scopo di individuare quegli elementi che avrebbero potuto – nell’ottica del tempo, legata al predominante gusto romantico – rendere più “moderni”, e quindi più interessanti e maggiormente appetibili al mondo degli studiosi, degli appassionati d’arte e dei collezionisti, gli artisti stessi: è il momento in cui, solo per restare all’ambito dell’arte veneziana, nasce ad esempio il mito di Giorgione, alimentato dalla pressoché totale ignoranza delle sue vicende umane e biografiche e dalla estrema difficoltà nella lettura iconografica delle sue peraltro scarsissime opere giunte fino a noi. Ma egualmente la critica si è comportata anche con Jacopo Tintoretto, giungendo a presentarlo sotto un alone terribile, sovrumano, da autentico peintre maudit. Per quel che riguarda Jacopo, questa esigenza aveva trovato facile esca nell’interpretazione data alle parole di alcuni contemporanei del pittore e degli scrittori dei secoli successivi, che viceversa erano probabilmente solo rivolte a sottolineare l’eccezionalità e l’assoluta indipendenza della capacità inventiva del pittore e la sua estrema rapidità esecutiva.
(Dalla Presentazione di Filippo Pedrocco)
- Format:Paperback
- Pages:189 pages
- Publication:2004
- Publisher:Rizzoli Skira
- Edition:I Classici dell'Arte #30
- Language:ita
- ISBN10:
- ISBN13:
- kindle Asin:B0DLT3MS5S









